Integrazione
La Mia Idea di Crescita e Cura: l'Integrazione Mente-Corpo-Altro
Carla Bonomo
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Seguendo l’approccio biosistemico, guardo alla persona che ho dinnanzi sempre tenendo conto della sua complessità e unicità “di sistema”. Ciascun essere umano è infatti un complesso sistema in cui interagiscono diversi livelli o elementi e il suo stato, il suo disagio, il suo racconto sono perciò comprensibili connettendo tra loro Corpo, Mente e Relazione.
Ciascun individuo è infatti, allo stesso tempo:
Un’esistenza biologica, cioè un organismo che risponde a determinate leggi fisiologiche;
Una mente - una coscienza e un sé - conoscibile attraverso la storia personale, i vissuti, le emozioni, i pensieri e le sensazioni del qui ed ora;
Un essere sociale, predisposto per natura ad entrare in relazione con l’altro, motivato a connettersi con altri esseri umani, fin dal primo giorno di vita e per certi versi anche da prima.
La salute e il benessere risiedono laddove il corpo, la mente e la connessione con l’altro partecipano tutti ad un dialogo armonico che non sacrifica nessuna parte dell’esperienza. D’altra parte, è possibile affermare che nella sofferenza e nel disagio che bloccano il fluire dell’esistenza o laddove l'esistenza manca di pienezza, lì è possibile riscontrare una qualche forma di “scissione” o di mancata integrazione tra i diversi livelli d’esperienza.
Un esempio può chiarire questo concetto e illustrare allo stesso tempo come questo disallineamento tra le diverse parti può manifestarsi nell’emozione. Un adulto che fa un percorso di psicoterapia può accorgersi di uno schema che si ripete ogni volta che affronta una discussione con la propria partner, giungendo a comprendere che quando la partner inizia ad esprimere la propria rabbia oppure soltanto il proprio disappunto in maniera assertiva, succede qualcosa che gli impedisce di proseguire la discussione ed esprimere a sua volta il suo pensiero o sostenere le sue ragioni: i pensieri si fanno confusi, è incapace di comunicare normalmente, si immobilizza, fatica a sentire le emozioni, abbandona la discussione. E oggi in terapia ha ricordato con dispiacere che l'altro giorno, alla cassa del supermercato, assistendo ad un'aggressione verbale nei confronti di una commessa da parte di un cliente molto irrispettoso, non è riuscito ad intervenire in alcun modo, congelandosi lì dov'era, bloccato in un corpo che non riusciva a muoversi in alcuna direzione e racconta di aver in seguito lasciato il supermercato "con la testa confusa", come immerso "nella nebbia".
Attraverso i racconti e l'osservazione del corpo di questo adulto, il percorso di psicoterapia può disvelare una risposta alla rabbia altrui - percepita o reale - che fa scattare una risposta di "congelamento". Questo congelamento è in effetti una forma di scissione: la parte "corporea" dell'emozione, lo spavento del corpo che si sente minacciato è sacrificato: il corpo si spegne per proteggersi. La stessa persona potrà notare che raramente le capita di esprimere rabbia, anzi quasi mai...
Perché questa persona ha rinunciato alla rabbia? Perché non è in grado di sostenerla se proviene dall'esterno ed è pressoché incapace di sentirla dentro di sé?
Perché ci disintegriamo? Per proteggerci!
Una possibile conclusione dell'esempio precedente potrebbe essere questa: quell'adulto, da bambino ha assistito ripetutamente a liti furiose tra i genitori che qualche volta hanno finito per coinvolgerlo, investendolo di rabbia e umiliazione. Ora, possiamo chiederci: cos'altro può fare, per proteggersi, un bambino minacciato dalla violenza e incapace di difendersi, per continuare a vivere, per non venire sopraffatto dalla paura o dall'umiliazione, se non spegnersi, davanti al minimo segnale che preannuncia l'ennesima lite? Quel bambino ha rinunciato saggiamente a quella paura viva e naturalmente alla propria rabbia verso quegli adulti o a qualunque tentativo di interrompere la lite che lo avrebbe esposto a un maggiore rischio di venire travolto dalla violenza. Così il giorno dopo è potuto tornare a scuola ed è stato normalmente in grado di giocare coi suoi amici, immemore del nubifragio della sera prima, sereno fintanto che tutti intorno lo erano. Ma ciò che un tempo è stata una risposta saggia del corpo - e del suo sistema nervoso - per permettergli di sopravvivere, oggi pare una condanna ad un'esistenza che ha perso un po' dei suoi colori e a vivere fallimenti nelle relazioni.
L'emozione è dove le diverse parti di noi si incontrano: è l'incontro di Mente, Corpo e Altro, perché l'emozione vive di corpo, di pensiero e di incontro. Ecco perché occuparci di emozioni ci dà l'opportunità di riconnettere tutte le nostre parti, di ritornare interi e perciò di essere nelle condizioni di vivere appieno la vita. Ecco perché cogliere il congelamento del corpo davanti alla rabbia ci dà lo spunto per ricercare una nuova integrità.
Un lavoro di integrazione è un lavoro di connessione, crea connessioni nuove tra la Mente, il Corpo e l'Altro e perciò ci trasforma, apre la via al cambiamento profondo.
Il corpo, spesso lasciato fuori dalla coscienza, trascurato, ignorato, ci parla di continuo e invitandolo ad esprimersi, restituendogli la parola in terapia, possiamo riappropriarci della nostra esperienza in tutta la sua pienezza e ritrovare una maggiore vitalità.
Quel bambino che ha scelto saggiamente di spegnersi per sopravvivere può così essere rassicurato da un adulto ora capace di tollerare le emozioni senza doverle congelare, perché connesso in un modo nuovo a ciò che vive e che sente e alla realtà del presente.